N.
16

L’idea di un numero di Dispensa dedicato alle terze culture mi è venuta diversi mesi fa guardando i post e i video di Jaeki Cho, co-fondatore di Righteous Eats, sulla comunità cinese di Prato. Nei suoi reportage culinari incontra la generazione cinese-italiana, definita come una terza cultura che non è né cinese né italiana, e ne indaga i sapori, le sfide culturali e le integrazioni tra i due mondi. Poi, questa cosa delle terze culture mi è entrata in testa e attraverso una straordinaria e meravigliosa illusione di frequenza ci ho fatto caso e l’ho notata ovunque.

Dentro questo numero

Un incontro di culture, dove il cibo diventa ponte tra mondi lontani. Storie di identità in continuo divenire, intrecciate con sapori e visioni che raccontano il nostro tempo.

Gli autori

Emanuela Zampa, Fulvia Larena, Enrico Vignoli, Martina Liverani, Giuseppe Ippolito, Stefania Perosin, Antonella Marrocchi, Marlena Buscemi, Gabriele Scapola.

Fotografie di: Emanuela Zampa, Fulvia Larena, Matteo Carassale (courtesy Mirazur), Martina Liverani, Giuseppe Ippolito, Sara Sacchetto, Ivano D’Ortenzio, Stefano Scatà, Gabriele Scapola.

€ 30

Al mercato del pesce di Dubai, mentre lo chef Kelvin Cheung mi spiegava che sta seguendo un progetto di formazione e scambio tra pescatori giapponesi e pescatori locali, mi ha raccontato di essere nato in Canada da genitori cinesi, cresciuto a Chicago, ha poi studiato cucina in Francia e oggi è di base a Dubai con il suo ristorante Jun’s a un passo dal Burj Khalifa. Definisce il suo stile di cucina: third culture cooking. E come dargli torto.

Qualche mese prima, nel laboratorio di fermentazione di Mauro Colagreco, al Mirazur di Mentone, insieme a colleghi giornalisti di varie nazionalità e allo staff di cucina, si parlava un mix di inglese, francese e spagnolo, e riuscivamo benissimo a capirci. “La lingua Mirazur”, qualcuno ha detto a un certo punto. Ancora, prima delle vacanze di Natale ho incontrato gli alunni e le alunne della scuola elementare di Capestrano, nell’entroterra abruzzese, e quando ho chiesto quale fosse il loro piatto preferito in molti mi hanno risposto: il sushi. Bene, ho pensato, anche questo è terza cultura.

La terza cultura rappresenta una generazione globale, l’unione di scienza e umanesimo in una visione integrata del sapere, il superamento di confini nazionali e costruzione di identità fluide e ibride. Nel cibo, questa stessa logica si traduce in una cucina che mescola tradizioni, ingredienti e tecniche di diverse culture, dando vita a nuove forme di espressione gastronomica che riflettono la complessità e la ricchezza del mondo contemporaneo. Terza cultura è quando la saggezza contadina parla la stessa lingua della verità scientifica o quando, come sosteneva l’antropologo Bronislaw Malinowski, c’è intersezione tra scienza e umanità, e le conoscenze scientifiche vengono integrate con le esperienze e le narrazioni umane. E allora è successo che abbiamo scelto le ispirazioni e le storie di terze culture con il nostro solito setaccio fatto di generi alimentari e generi umani, parole e immagini. E il numero si è composto da sé.

Martina Liverani

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